PRESENTAZIONE DI FRANCO MIGLIACCIO

Piero Tramonta: fra emozione e pensiero critico

Gli attuali esiti espressivi di Piero Tramonta, difficilmente collocabili in una specifica area espressiva ( ma è proprio necessario classificare tutto e tutti?), provengono da lontano. I suoi esordi artistici risalgono ormai a tanto tempo fa quando cioè nella memoria del pittore bresciano( o meglio valtrumplino) erano ancora ben impressi i modi figurali e la contenutistica delle vecchie avanguardie, simbolismo e surrealismo in modo particolare. Non si è trattato, sia ben chiaro, di un assunzione pedissequa di mezzi espressivi storicamente datati; delle vecchie tendenze il Tramonta aveva colto la grande carica introspettiva, la possibilità di esprimersi mediante paradossi, la metafora, l’allegoria, l’esagerazione letteraria e a volte, uno straniante non senso; s’è trattato insomma di un’occasione per esplorare le misteriose sfere dell’intuizione, di tutto ciò che dentro di noi è irrazionale e inconscio, da mettere in un contraddittorio rapporto di relazioni col pensiero, coi dati logici e razionali della mente e della propria coscienza. Ne è sortita una nutrita schiera di opere caratterizzate da insolita vena espressiva, capaci di comunicare su piani differenti: da un lato attraverso la loro intrinseca capacità di coinvolgenza,ottenuta con l’uso di colori emozionalmente vibranti, dall’altro mediante la metodica decifratoria di contenuti a base letteraria necessitante di attitudini e disposizioni traduttive delle simbologie presenti.Ciò vuol dire che le opere di Piero Tramonta erano aperte sia ad una fruizione intuitiva e immediata, sia ad una lettura offerta alla riflessione, alla deduzione e alla razionalità dell’osservante. Erano sul piano dei contenuti, opere che parlavano dell’uomo, che ne evidenziavano i drammi e i laceranti dissidi, sociali ed individuali insieme; concepite dunque in una sorta di furore etico, riflesso a sua volta di un’eccitazione ideale e di una irrequietezza interiore che non trovava ragioni per chetarsi di fronte alle grettezze di un mondo esecrabile e avvilente. Di tale periodo(anni 80) ci vengono in mente quadri come “L’uomo prigioniero della negatività” e “Crocifissione”, entrambi fondati sul dissidio storia-natura, ovvero su ciò che l’umanità ha saputo creare per sconvolgere il proprio ambiente e sulle difficoltà dell’uomo moderno di superare indenne i risultati delle proprie conquiste. Nel primo quadro un uomo a cavallo tenta di districare se stesso e un altro rappresentante del genere umano da un groviglio intrappolante di rami metallici fra i quali, quasi mimetizzato, appare un sornione serpente (simbolo ricorrente nell’iconografia tramontana); il paesaggio è desertico e, oltre l’altissima linea dell’orizzonte, si intravede il culmine di una non meglio identificabile architettura. Ma la simbologia dell’artista va oltre: maschere, manichini, elementi di natura e di architetture, tutti estratti da un repertorio attinto dalla sfera dei ricordi, ma rielaborati dai “ripercorsi della memoria” e da una visionarietà che conferisce particolare accanimento narrativo all’impianto descrittivo-comunicazionale delle opere. Il più recente e l’attuale modo espressivo di Tramonta potrebbe a prima vista apparire molto distante rispetto alla fase più apertamente surrealista. Assenza di una figurazione di immediata riconoscibilità, segno fluido, materia pittorica che si stende attraverso canali asemantici, conciliazione compositiva, spazio astratto e interiorizzato: tutto fa scoprire un artista nuovo o totalmente rinnovato senza apparenti segni di continuità col passato.Ma così non è. I segnali della radicale “mutazione”, pur se celati dal prepotente dato iconografico, erano già presenti nei dipinti; ma molto più visibili appaiono nei disegni, tanto da poter dire che il passaggio definitivo può essersi compiuto grazie a quella specifica forma di espressione che è il disegno. Nelle grandi carte della serie “Ripercorsi della memoria” già lo spazio diventa più enigmatico, assumendo connotazioni decisamente “astratte”; entro tale spazio il segno si fa più fitto, agitato, sconvolgendo una figurazione sempre meno riconoscibile fra i grovigli segnici e i vuoti (bianchi) concepiti come abbaglianti, improvvise e disgregatrici illuminazioni. E così la metamorfosi può compiersi senza i tempi di una lunga gestazione: i quadri di Piero Tramonta assumono sembianze particolari, acquistano in originalità e individualità, si offrono ad una lettura che non ha più bisogno di ricorrere a dei referenti oggettivamente descritti, si prestano ad interpretazioni condotte sul filo tesissimo dell’emozionalità e del particolare stato emotivo dell’osservante. Ma cosa sono, cosa rappresentano in realtà le misteriose tele del Tramonta? Cosa c’è dietro il fascino di quelle forme rese con finzione oggettiva eppur così difficili da definire o da descrivere? Sono nervi, tendini, visceri, sangue e e tessuti umani, lacerazioni prodotte nelle carni di un’umanità già lacerata sono ferite aperte su una magmatica materia vivente per poterla frugare con impietosa crudeltà e senso del dramma. E drammatiche-non potremmo usare altra espressione- sono le composizioni di Tramonta; e dominate da una sofferenza che ci rende involontariamente partecipi ad una sorta di festino macabro per ciò che di coinvolgente esse hanno, per ciò che di persuasivo esse mostrano con la loro carica di nitidezza visiva. Che pennello userà mai l’artista per dipingere tale immagini? A noi più che l’attrezzo del pittore viene in mente il bisturi: per lacerare i tessuti di un grande corpo organico e osservarne le strutture interne; o per verificare lo stato di salute così come fa il chirurgo col suo paziente malato o col cadavere per diagnosticarne le cause della morte. Insomma la pittura di questo artista, che oramai può vantare un alto grado di maturità, ci da perfettamente il senso di cosa significhi lavorare con passione e con sofferta attenzione. E’ la passione di un artista che non dimentica mai di essere uomo tra gli altri uomini, di possedere una coscienza ligia a un proprio dettato etico che lo sospinge verso un percorso non evasivo ma di grande impegno civile e poetico;ciò a dimostrazione, inoltre, di un modo di vivere la vita come conflitto esistenziale e verso cui, pur conoscendone i disagi, non esibisce alcuna ricetta per sollecitarne i rimedi(il chè sarebbe peraltro immodesto e velleitario, come certamente il Tramonta non è.) Egli reagisce pertanto come può con l’urlo soffocato di una pittura straziata e straziante ma drammaticamente viva

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